Antonio D'Albero, da Caserta a Lemvig, Dreams do become reality


Antonio D'Albero, da Caserta a Lemvig, Dreams do become reality

 

La vera storia di Antonio D’Albero, coach italiano emigrante del Lemvig, squadra del massimo campionato danese

Lemvig, profondo nord ovest della Danimarca. Perché, con l'aggettivo profondo, si parla anche di territori che non sono sempre e solo al Sud, magari dimenticati da dio, dove per riuscire ad esistere devi impacchettare la prima valigia a disposizione e partire per terre lontane in cerca di fortuna. E' qui che Antonio D'Albero, ragazzo proprio del Sud, di quella Caserta che vive con passione lo sport ma che purtroppo, e troppo spesso, viene citata nei telegiornali per fatti legati per lo più alla cronaca nera, ha deciso di emigrare.
Per inseguire il suo sogno, iniziato anni fa alla LBL Caserta. Per provare a se stesso, e a chi, magari, non ha creduto in lui in Italia, che è in grado di allenare, e portare al successo, che non per forza significa scudetto, la squadra femminile della città che partecipa al massimo campionato di basketball, la Dameligaen
Sì, perché stiamo parlando di un coach, di pallacanestro.
Di un ragazzo campano non ancora trentenne.
"Ma lui è un privilegiato. Fa quello che gli piace. Il suo non è un lavoro, è una passione" è il pensiero comune quando si parla di un qualcuno che lega la sua vita allo sport e che vive di sport.
 Magari lo è davvero un privilegiato. Ma spesso si tende a dimenticare come per raggiungere i propri sogni, in un mondo in cui non la gente non è più abituata ad avere desideri, dove il più delle volte si è costretti ad accettare ciò che ci viene proposto, bisogna fare sacrifici, decidere in poco tempo di prendere e partire. Di lasciare la famiglia, gli affetti, gli amici per far sì che quella fiamma che si ha nel cuore non si spenga mai.
Ed Antonio, non ci ha pensato più di un minuto prima di prendere e partire. Perché lui è così, è un istintivo. Che va dove la passione lo porta.
Poco importa se per arrivare a Lemvig, cittadina di meno di 20.000 abitanti conosciuta solo per essere la sede del più grande impianto di biogas della Danimarca, bisogna prendere prima un aereo per Copenaghen e poi due treni, sperando nella coincidenza.
Se ogni viaggio per l'Italia dura un giorno.
Se ogni trasferta richiede almeno cinque ore di pullman.
La dirigenza della squadra danese ha avuto fiducia in lui, gli ha affidato le chiavi dell’area tecnica e lui ha deciso di ripagare accettando la sfida propostagli. Allenatore della squadra femminile, con carta bianca sul mercato e responsabile di tutte le altre squadre della società, tra cui la maschile che disputa il campionato di prima division ( l'equivalente della Legadue italiana).
Un passo indietro per un allenatore che poco più che ventenne è stato già assistant coach della JuveCaserta in un campionato di Legadue maschile? Assolutamente no.
Decisamente un passo avanti, perché come andrà andrà, e sicuramente con la sua cazzimma andrà lontano, ciò che gli regalerà questa esperienza non avrà eguali in tutta la sua vita.
La squadra è stata allestita nel corso dell'estate dopo un certosino lavoro di scouting.
Antonio non è solo in questa avventura. Dall'Italia ha voluto portare con sé la sua compagna, Florencia Palacios.  Giocatrice di talento, classe ’85, nazionale argentina con passaporto italiano dopo i sette anni in giro per lo stivale, che sta già ripagando la sua fiducia con ottime prestazioni nelle prime giornate di campionato (premiata dal prestigioso sito Eurobasket.com come MVP della seconda giornata). Insieme a lei sono tre le straniere. Una macedona da anni in Danimarca e due americane, di cui una (il centro titolare) infortunatasi dopo 1 minuto e poco più della prima partita, ed ancora ferma ai box. Ma questo non ha minato la fiducia e la voglia di riuscire del coach.
Quattro sono le partite finora disputate in campionato, due le vittorie ed altrettante le sconfitte. Ma una cosa ha già in più questa squadra rispetto alle altre, la grinta e la passione che l'allenatore è in grado di trasmettere alle giocatrici. La voglia di combattere su ogni pallone, e poco importa se si è avanti o sotto di 20. Finché la sirena non suona, c'è sempre spazio e tempo per inseguire un sogno. Lo stesso che ha deciso di inseguire Antonio lo scorso maggio
Emiliano Carchia