Lo ammetto senza problemi: finché non ho letto su internet la notizia, Aruba per me era solo il sito da cui  aprire la mail del mio ufficio stampa. E come me, non abbiate timore ad ammetterlo, credo valesse lo stesso ragionamento per molti di voi. Ci ha pensato Antonio, poi, ad aprirmi questo nuovo orizzonte ed oltre a testare la comodità di una conversazione via Whatsapp come se stessimo in due stanze comunicanti e non in due parti diverse del mondo, ho subito capito che da quelle parti si deve stare piuttosto bene e per dodici mesi all’anno.

aruba

Aruba è infatti un’isola dei Caraibi di poco più di centomila abitanti, dove mediamente la temperatura è di 28 gradi per tutto l’anno, si vive prevalentemente di turismo e, soprattutto, la gente è sempre allegra e sorridente: l’habitat ideale per un allenatore che viene dal Sud, era già stato in Jamaica un paio di estati fa ed è il compagno di una sudamericana, Florencia Palacios, giocatrice argentina vista in Italia per con 7-8 maglie diverse.

Antonio D’Albero è un allenatore nato a Caserta, in possesso di tessera FIBA e da neanche una settimana nuovo coach della, anzi delle, perché l’impegno è totale anche e soprattutto nei confronti del settore giovanile, nazionali di Aruba. “Dopo le mie esperienze con FIBA Americas ed aver ottenuto la relativa licenza come allenatore, ho allenato un paio d’anni fa la nazionale femminile giamaicana e sono rimasto in ottimi rapporti con il presidente di Fiba Americas, che si è interessato molto a me”.

Nel mezzo anche una partita da allenatore, in coppia con Florencia, sulla panchina delle Sea Adriatic Sirens opposte a Boston College durante il College Basketball Tour che alcune squadre americane hanno affrontato lungo la nostra penisola durante la scorsa Estate. (http://www.collegebasketballtour.com/lesperienza-internazionale-di-dalbero-e-palacios-al-servizio-delle-sirens/)

Così, dopo aver centrato la doppietta Campionato- Coppa di Lussemburgo con le Sparta Bertrange e saltate un paio di trattative che sembravano davvero sul punto di concretizzarsi, Aruba era l’occasione giusta per ritrovare soprattutto l’entusiasmo.

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“Il clima e l’atteggiamento sempre allegro e positivo delle persone, peraltro sempre pronte immediatamente a risolverti ogni problema, oltre ad un posto magnifico ed una nazione ricca di turismo che vive anche un ottimo stato di salute – spiega Antonio – sono state le ragioni essenziali della mia accettazione, anche per frenare un attimo lo stress che si vive ad altre latitudini anche da noi. Già la Jamaica mi aveva colpito per l’allegria e il modo di approcciarsi alle persone, ma qui si vive ancora meglio ”.

E in effetti, per provare a calarci un attimo nella sua nuova dimensione, ci basti pensare che Aruba manca da ben 7 anni dalle ultime competizioni internazionali e l’obiettivo più immediato è quello di ritornare a giocare quei Campionati Caraibici, in programma la prossima Estate, che hanno allietato, grazie ad un eccellente streaming, le nottate estive di molti degli autori di questa pagina.

“E’ una competizione che ho già vinto con la Jamaica e l’obiettivo dichiarato è finora quasi esclusivamente quello di tornare l젖 prosegue coach D’Albero – oltre che migliorare un po’ tutto il movimento, per il quale si sono espressamente mossi anche la Federazione e il Governo”.

Per farlo, però, nonostante l’entusiasmo e la grande presa di coscienza della responsabilità che lo attende, Antonio sa che il percorso sarà verosimilmente lungo e da affrontare con gradualità, anche perché non esiste ancora un campionato professionistico e, nonostante la grande ricchezza, anche le strutture rivelano un curioso retroscena. “Ho allenato in Lussemburgo e sono rimasto sorpreso da come in un paese così piccolo ci fossero tantissimi impianti all’avanguardia, dove spingevi un pulsante e poteva cambiare tutto lo scenario della palestra – conferma l’ex allenatore, tra le altre, della Dike Napoli – mentre qui, visto anche che il clima lo consente, si gioca all’aperto, rigorosamente dalle sette di sera in poi, e c’è sempre tanta gente a vedere le partite”. Eppure pare che di impianti col parquet ne abbiano eccome, e siano pure abbastanza orgogliosi di poterli mostrare.

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Un esempio di netcasting:

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Tracciare un livello tecnico è, come prevedibile, impresa però abbastanza ardua. “Uscito dall’Italia, visto che anche noi non siamo più quelli d una volta, ho smesso di fare paragoni – argomenta Antonio – ma c’è, ad esempio rispetto alla Jamaica, un livello tecnicamente un po’ più alto e grande passione degli allenatori, oltre allo smisurato atletismo di gente che, campetto o campionato che sia, schiaccia tranquillamente con la testa sopra al ferro”.

Nonostante i paesaggi incantevoli ben si concilino con la sua voglia di esplorare, Antonio si è subito fatto assorbire dal nuovo incarico. L’intervista, infatti, avviene in uno dei rari break della giornata in mezzo ai quattro diversi allenamenti quotidiani in programma, ma con l’entusiasmo e la passione di chi ha saputo anche con coraggio accettare questa sfida: “Sto collaborando con gli allenatori locali e monitorando i primi giocatori per le rappresentative Under 16 e 18, ho già anche tenuto un clinic generale per tutti gli allenatori, mentre il sabato e la domenica l’attenzione si sposta sulle nazionali maggiori”.

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Come prevedibile il basket è ancora fatto di pochi tatticismi, ma tanta voglia e strapotenza fisica: “Si gioca tanto pick and roll, con qualche blocco ma senza molte letture, ma l’idea è quella di migliorare anche la mentalità e la programmazione di una paese dalla vita molto “rilassata” e allenarsi più delle tre volte a settimana attuali, organizzare un campionato professionistico (ne esiste già uno, con una decina di squadre dislocate sull’isola tra Saint Nicolas, Santa Cruz e la capitale Oranjestad, ma ammetto che trovare informazioni ufficiali è impresa abbastanza complicata, ndr) ed “esportare” qualche giocatore”. Perché le caratteristiche sono anche quelle più ricercate sul mercato europeo.

Gli Impact, una delle squadre partecipanti al campionato di Aruba

Gli Impact, una delle squadre partecipanti al campionato di Aruba

“Come nell’NBA sono approdati giocatori europei più tecnici, ma anche per certi versi più “statici” nel senso di meno atletici, può succedere il contrario anche per loro, visto che in Europa si cercano giocatori più potenti fisicamente. Ci vuole del tempo, ma sicuramente hanno le caratteristiche per “aprirsi” un mercato tutto loro”. Per farlo, Antonio ha una ricetta interessante e compatibile con le agiate condizioni economiche della popolazione locale anche per i più giovani: la direzione, inevitabilmente, porta dritti negli Stati Uniti.

“Il sabato mattina non si va a scuola ed è già la possibilità di fare un allenamento in più, ma per chi vuole continuare a giocare e studiare, l’high school ed il college possono essere sicuramente uno sbocco naturale per molti di loro, perché qui sono tutti appassionatissimi fin da piccoli”. Nel frattempo l’obiettivo è quello di portare la squadra anche in Europa, visto che la lingua più parlata è l’olandese, ma si masticano anche l’inglese e lo spagnolo, sperando che accada lo stesso che sta per succedere col baseball. “Sarà inaugurato un anello e per l’occasione verranno anche alcuni professionisti delle Majors, e speriamo possa succedere anche con il nostro sport”.

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L’attenzione torna subito, però, sul suo impegno più immediato, senza perdere d’occhio quello che accade al di qua dell’oceano: “ho un accordo per ora fino a Natale, anche se loro vorrebbero che restassi fino ai prossimi giochi Caraibici, sperando di qualificarci.  Mi piacerebbe ritornare più in là in vista delle competizioni ufficiali e intanto valutare qualche possibilità in Europa, ma loro sono già felicissimi e sicuramente ci sederemo a tavolino e troveremo la soluzione migliore per tutti”. Anche perché, pur vivendo di questo e lasciando percepire immediatamente la piena dedizione e senso del lavoro, per adesso non è che dello stress e della pressione degli sponsor o dei commenti degli addetti ai lavori Antonio sembra sentire troppo la mancanza.

E adesso che sappiamo anche dov’è Aruba, speriamo solo di trovarla ai prossimi Giochi Caraibici. Perchè saremo di nuovo pronti a sfidare il fuso orario ed esaltarci in diretta streaming, ma stavolta in mezzo a Grenadine, Isole Vergini , St. Kitts and Nevis e Isole Cayman, avremo già in partenza la nostra squadra del cuore.

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